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L'immortalità dell'anima

  Nel Fedone Platone Platone distingue tra due realtà : il visibile (il corpo), che è mutevole e corruttibile, e l’invisibile (l’anima), che è stabile, eterna e simile alle Idee. Poiché l’anima è affine all’invisibile e all’intelligibile, mentre il corpo appartiene al mondo sensibile, essa è per natura più vicina a ciò che è divino e immortale. Quando l’anima si lascia guidare dai sensi, si smarrisce e cade nell’errore; quando invece si raccoglie in se stessa e usa l’intelligenza, si orienta verso ciò che è puro, eterno e invariabile. Per questo la filosofia è definita “preparazione alla morte”: il vero filosofo si esercita durante la vita a distaccarsi dalle passioni e dai desideri del corpo, purificando l’anima. Alla morte, l’anima che si è mantenuta pura si separa dal corpo e raggiunge ciò che le è simile, cioè il divino, vivendo libera dai mali e dalle passioni umane.

La follia amorosa e i suoi effetti sull'anima

  Nel Fedro, Platone descrive l’amore come una “follia divina” che ha effetti profondi sull’anima.  La bellezza ha un privilegio unico: tra tutte le realtà ideali è quella più visibile nel mondo sensibile. Quando l’anima, che prima di incarnarsi ha contemplato le Idee, vede sulla terra un corpo bello, riconosce in esso un riflesso della Bellezza ideale. Questo risveglia il ricordo del mondo divino e provoca un turbamento profondo. Chi non è spiritualmente preparato si ferma all’aspetto fisico e si abbandona al piacere. Invece chi è stato iniziato alla vera contemplazione prova un’emozione intensa: l’anima “rabbrividisce”, si scalda e si riattivano le “ali” che aveva perduto cadendo nel corpo. L’amore è descritto come un “fiume di desiderio” che invade l’anima, la fa soffrire e gioire insieme. In presenza dell’amato l’anima si nutre, si solleva e prova felicità; quando è lontana, soffre, è inquieta e non trova pace. L’innamoramento è quindi una forma di “divina follia”: ...

Il mito di Theuth

Il mito di Theuth tratta da un dialogo, il Fedro, racconta di  Theuth, inventore dell’alfabeto, presenta la sua scoperta al re Thamus sostenendo che essa renderà gli uomini più sapienti e migliorerà la memoria. Ma il re risponde in modo opposto: la scrittura non rafforzerà la memoria, bensì la indebolirà, perché gli uomini si affideranno ai segni esterni invece di esercitare il ricordo interiore. Essa non è una “medicina per la memoria”, ma solo uno strumento per richiamare alla mente ciò che è già scritto. Inoltre, la scrittura dà solo un’apparenza di sapienza: chi legge molte cose senza un vero insegnamento crederà di sapere, ma in realtà non comprenderà davvero. Socrate aggiunge che il discorso scritto è come un dipinto : sembra vivo, ma se interrogato resta in silenzio. Non sa difendersi né adattarsi a chi lo ascolta. Il vero discorso, invece, è quello “vivente” , scritto nell’anima di chi apprende attraverso il dialogo : solo questo è capace di guidare alla verità. Platon...

Eros, un demone della duplice natura

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  Il Simposio di Platone , riporta il discorso di Socrate che riferisce l’insegnamento della sacerdotessa Diotima su Eros. Eros non è un dio bello e perfetto, ma un demone , cioè un essere intermedio tra dèi e uomini. La sua funzione è fare da mediatore: trasmette agli dèi le preghiere degli uomini e agli uomini i doni degli dèi. Quanto alla sua origine, Eros è figlio di Poro (l’Abbondanza, l’ingegno) e Penia (la Povertà). Da Penia eredita la mancanza, il bisogno, l’inquietudine e il non possedere ciò che desidera; da Poro eredita l’astuzia, l’intraprendenza e la tensione verso ciò che è bello e buono. Per questo Eros è una realtà duplice : non è né ricco né povero, né sapiente né ignorante, ma sta in mezzo. Proprio perché è mancanza e desiderio di ciò che non si possiede, Eros è anche filosofo : non è sapiente (come gli dèi), ma nemmeno del tutto ignorante. Si trova in una posizione intermedia e tende alla sapienza, cioè alla conoscenza del bello e del bene. L’amore, quindi, è ...

Platone

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  Platone nacque da una delle più importanti famiglie di Atene, era destinato all'impegno politico-amministrtivo, che però venne soffoata dalla delusione di fronte all'ingiustizia . Per lui l'ingiustizia non è che il segno  della scissione tra politica e saggezza.  Nel 387 a.C. Platone istituì l'Accademia , ovvero un'associazione religiosa dedicato al culto delle Muse, ma soprattutto un importante luogo di studi dotato di biblioteche e materiale didattico. Lui teneva le sue lezioni, sviluppando un dibattito interno molto ampio e approfondito. L'ispirazione della scuola è da ricercarsi nell'educazione etia e politica dei giovani. La forma dialogica esprime l'idea della verità come ricerca continua e interpersonale. I dialogi platonici sono popolati di personaggi che esprimono ognuno una propria opinione: conversano, fanno domande e danno risposte. Essi propongono di raggiungere una conoscenza autentica e sono sorretti da una struttura logica rigorosa. So...

Socrate

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  Socrate nacque ad Atene nel 469 a.C. e morì nel 399 a.C. Socrate non scrisse nulla; di lui possediamo diverse testimonianze indirtte come quelle del suo discepolo Platone, o di altri suoi seguaci. Socrate venne condannato a morte durante il periodo della restaurazione della demorazia, la quale era piuttosto fragile e priva di valori. Il potere riteneva una grave minaccia le critiche di un personaggio popolare come lui. Fu condannato come colpevole di non onorare gli dèi della sua città, anzi di aver importato nuove divinità e corrotto i giovani. Tali accuse celavano la forte proccupazione del nuovo governo , che mettendo in dubbio ogni certezza, poteva indebolire le basi già a rischio del sistema politico. Egli trascorse serenamente in carere quel periodo di attesa, conversando con amici e rifiutandosi di evadere. Questo atto può essere interpretato come un'insegnamento morale e del perfezionamentto interiore. Viene ritenuto il più saggio, perché lui sa di non sapere , mentre ...

Gli sviluppi della sofistica

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  Il tema del linguaggio è anche al centro dell'indagine dei sofisti, in particolare Prodico di Ceo. Lui ebbe un particolare interesse per l'etimologia delle parole. Riteneva che le parole nascessero da un accordo dei popoli sui nomi da attribuire alle cose , e che attraverso l'indagine della loro storia si potesse ricostruire la civiltà delle varie comunità umane. Lui sviluppo anche l'arte dei sinonimi. Protico considera il mondo umano come frutto della cultura.  Un altro ambito di riflessione tipico della sofistica è l'origine delle leggi. Sono interessanti le soluzioni di Ippia e di Antifonte,  i quali riponevano il valore delle leggi proprio nella loro origine umana. Secondo questi sofisti, in base alla legge di natura gli esseri umani sono tutti uguali , mentre le leggi e le consuetudini mettono in atto ogni sorta di discriminazione e ineguaglianza. Le tesi di Trasimaco  un rappresentante del gruppo dei cosiddetti sofisti-politici, filosofi che si occupavan...