Platone

 Platone nacque da una delle più importanti famiglie di Atene, era destinato all'impegno politico-amministrtivo, che però venne soffoata dalla delusione di fronte all'ingiustizia. Per lui l'ingiustizia non è che il segno  della scissione tra politica e saggezza. 


Nel 387 a.C. Platone istituì l'Accademia, ovvero un'associazione religiosa dedicato al culto delle Muse, ma soprattutto un importante luogo di studi dotato di biblioteche e materiale didattico. Lui teneva le sue lezioni, sviluppando un dibattito interno molto ampio e approfondito. L'ispirazione della scuola è da ricercarsi nell'educazione etia e politica dei giovani.

La forma dialogica esprime l'idea della verità come ricerca continua e interpersonale. I dialogi platonici sono popolati di personaggi che esprimono ognuno una propria opinione: conversano, fanno domande e danno risposte. Essi propongono di raggiungere una conoscenza autentica e sono sorretti da una struttura logica rigorosa. Sono presenti delle caratteristiche essenziali:

  1. gli interlocutori dei dialoghi sono persone ben identificate, in numero limitato e definito. 
  2. lo scopo dei dialoghi e la ricerca della verità con un metodo e rigore razionale 
  3. i dialoghi privilegiano i discorsi brevi 
Il mito di Platone ha sia un ruolo didattico sia un ruolo filosofico. Dove la riflessione azioneale non può arrivare, ecco che il mito viene in soccorso  con la forza persuasiva della sapienza tradizionale.


LA TEORIA DELLE IDEE

Platone elabora la teoria delle idee per spiegare come sia possibile una conoscenza certa e valida per tutti. I sensi ci danno informazioni mutevoli e relative, quindi non possono garantire la verità: serve un fondamento stabile e immutabile.
Per questo distingue due livelli della realtà:

Mondo sensibile: fatto di cose materiali, mutevoli e imperfette.
Mondo delle idee: formato dalle idee, eterne, perfette e immutabili ed invisibili.

Le idee non sono pensieri soggettivi, ma realtà oggettive. Sono modelli delle cose sensibili: le cose sono belle o giuste perché partecipano delle idee di bellezza o giustizia. Le idee si trovano nell’ “iperuranio”, oltre il mondo sensibile.
Il rapporto tra idee e cose si spiega con:
  • Mimesi (imitazione): le cose imitano le idee.
  • Metessi (partecipazione): le cose partecipano delle idee.
  • Parusia (presenza): le idee sono presenti nelle cose.
Contro i sofisti, Platone afferma che la verità è oggettiva e universale, e il criterio di giudizio non è l’uomo ma le idee.
Le idee sono organizzate gerarchicamente e al vertice sta l’Idea del bene, che rende conoscibili e dà valore a tutte le altre.
In questo modo Platone supera Parmenide: l’essere non è unico e immobile, ma è una molteplicità ordinata di idee; il “non essere” non è il nulla, ma ciò che è “diverso”.


LA CONCEZIONE DELLA CONOSCENZA

Nel dialogo Menone, Platone sostiene che la conoscenza è un ricordo: l’anima, prima di incarnarsi, viveva nel mondo delle idee; quando entra nel corpo dimentica, ma attraverso l’esperienza e il dialogo può ricordare ciò che già sapeva.
Platone fa una distinzione tra: dualismo ontologico (due realtà) e dualismo gnoseologico (due tipi di conscenza):

Due tipi di realtà:
  • mondo delle idee (perfetto, eterno, immutabile)
  • mondo sensibile (mutevole e imperfetto)
 Due tipi di conoscenza:
  • scienza: conoscenza vera e stabile delle idee
  • opinione: conoscenza imperfetta delle cose sensibili

Nella Repubblica Platone distingue quattro gradi del conoscere:

  • Immaginazione: ombre e immagini
  • Credenza: oggetti sensibili
  • Ragione discorsiva: enti matematici
  • Intelligenza filosofica: idee e idea del Bene

I primi due appartengono al mondo sensibile (opinione), gli ultimi due al mondo della scienza
Per raggiungere la conoscenza più alta, Platone propone il metodo della dialettica, che è l’arte del dialogo e consiste nel:
  • distinguere le idee,
  • coglierne le relazioni,
  • arrivare alla definizione della loro essenza.
LA DOTTRINA ETICA: L’ANIMA, L’AMORE E LA VIRTÙ 

Platone mette al centro della sua etica la cura dell’anima, che è il vero obiettivo dell’uomo. L’anima è un principio spirituale, semplice e immortale, affine al mondo delle idee e in particolare all’Idea del Bene. Il corpo è solo una prigione temporanea: attraverso la conoscenza e la filosofia l’anima può purificarsi e elevarsi.


Nel Fedone Platone sostiene l’immortalità dell’anima (ad esempio con la teoria della reminiscenza) e descrive il suo destino dopo la morte: le anime giuste vengono premiate, quelle ingiuste punite.


L’anima ha tre parti: 

  • razionale (nel cervello, guida e conosce)
  • irascibile (nel petto, legata al coraggio) 
  • concupiscibile (nelle viscere, legata ai desideri). La parte razionale deve governare le altre per vivere in modo giusto e virtuoso.

La parte razionale deve guidare le altre per raggiungere l’equilibrio, che è la condizione dell’agire virtuoso.


Per Platone l’amore è una forza che spinge l’uomo a superare i propri limiti e ad elevarsi dalla bellezza sensibile alla Bellezza ideale, fino al Bene e alla Verità. La virtù consiste soprattutto nella conoscenza del Bene.

Allo stesso tempo è una forza mediatrice perché unisce il mondo sensibile a quello soprasensibile, facendo da ponte tra la realtà materiale e il mondo delle idee.



Le quattro virtù fondamentali sono:

saggezza (propria della ragione),

coraggio (della parte irascibile),

temperanza (controllo dei desideri),

giustizia, la più importante, che si realizza quando ogni parte dell’anima svolge la propria funzione in armonia.


Il corpo è subordinato all’anima ed è visto come una “prigione”. L’uomo virtuoso, attraverso la conoscenza e la filosofia, si eleva al mondo delle idee: per questo la filosofia è intesa come “preparazione alla morte”, cioè liberazione dell’anima dal corpo.












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