I sofisti

 

I sofisti sono considerati i primi insegnanti a pagamento della storia. In Grecia era consuetudine pagare gli intellettuali: medici, poeti. Ma la professione del sofista non era un'abitudine analoga. I sofisti iniziarono a viaggiare nelle città, tenendo un lavoro a pagamento.

Il termine "sofista" significava sapientissima, ma col tempo assunse una connotazione negativa, evocando qualcosa di artificioso, qualcosa privo di naturalezza. Questo successe perchè si pensava che usassero l'arte del discorso per rendere vero ciò che non lo era e perchè vennero accusati di vendere la sapienza senza possederla. Le loro opere non sono mai state copiate o tramandate perchè considerate poco importanti.

Il fine principale dei sofisti era quello del sapere, inteso come unico fondamento della virtù. La nuova virtù coincideva con:

  1. Capacità di vivere nella società
  2. Padronanza ampia e sicura del linguaggio
  3. Capacità di ragionare liberamente

Protagora, sofista nato intorno al 490 a.C. in Tracia, è considerato il pensatore più originale del movimento. Secondo lui " L'uomo è misura di tutte le cose; delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono". Il  termine "uomo" può essere intese come: individuo singolo, genere umano e civiltà/popolo.  
Con questa frase Protagora vuole affermare che la verità è relativa, a colui che giudica nel determinato ambito e dunque non esiste una verità assoluta. Allo stesso tempo però non c'è una legge che stabilisce che cos'è giusto o cos'è sbagliato. 

Il linguaggio assume un'importanza particolare, la parola inizia ad essere utilizzato come strumento per raggiungere il consenso. Però può diventare uno strumento di potere dei gruppi più forti, e quindi è indispensabile proporsi come obbiettivo costante il benessere generale della polis.
Bisogna perseguire l'utilità comune a cui indirizza la retorica, ovvero persuadere l'uditorio.
Il compito del sofista era quello di addestrare i suoi discepoli ad sostenere le tesi più deboli facendole sembrare più forti ed a far credere l'uditorio alla loro validità. Non solo le tecniche fanno sopravvivere l'uomo, ma anche la politica.



Il relativismo dei valori, secondo Gorgia, comportava alla possibilità di avere più punti di vista su un determinato avvenimento. Questo implica che non esiste una verità assoluta, ma solo diverse interpretazione degli avvenimenti.  

Gorgia afferma che la realtà non può essere conosciuta pienamente. Il linguaggio è molto potente e può influenzare i sentimenti e le percezioni degli altri, ma è separato dalla verità. Lui sostiene una forma di "scetticismo metafisico" secondo cui non esiste nulla di oggettivo. Anche se esistessero non sarebbe possibile per l'uomo comprenderle e comunicarli  agli altri, perchè il mezzo di comunicazioni è la parola, la quale non può identificarsi con la realtà. 
Per Gorgia l'esistenza è irrazionale e gli uomini non sono liberi nè responsabili, ma soggiogati da forze ignote: le parole sono una forza persuasiva che incanta e possono indurli in errore.
La vera importanza nella società è quella di sapersi presentare al pubblico televisivo per ottenere il consenso o per avere successo. 














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