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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

L'immortalità dell'anima

  Nel Fedone Platone Platone distingue tra due realtà : il visibile (il corpo), che è mutevole e corruttibile, e l’invisibile (l’anima), che è stabile, eterna e simile alle Idee. Poiché l’anima è affine all’invisibile e all’intelligibile, mentre il corpo appartiene al mondo sensibile, essa è per natura più vicina a ciò che è divino e immortale. Quando l’anima si lascia guidare dai sensi, si smarrisce e cade nell’errore; quando invece si raccoglie in se stessa e usa l’intelligenza, si orienta verso ciò che è puro, eterno e invariabile. Per questo la filosofia è definita “preparazione alla morte”: il vero filosofo si esercita durante la vita a distaccarsi dalle passioni e dai desideri del corpo, purificando l’anima. Alla morte, l’anima che si è mantenuta pura si separa dal corpo e raggiunge ciò che le è simile, cioè il divino, vivendo libera dai mali e dalle passioni umane.

La follia amorosa e i suoi effetti sull'anima

  Nel Fedro, Platone descrive l’amore come una “follia divina” che ha effetti profondi sull’anima.  La bellezza ha un privilegio unico: tra tutte le realtà ideali è quella più visibile nel mondo sensibile. Quando l’anima, che prima di incarnarsi ha contemplato le Idee, vede sulla terra un corpo bello, riconosce in esso un riflesso della Bellezza ideale. Questo risveglia il ricordo del mondo divino e provoca un turbamento profondo. Chi non è spiritualmente preparato si ferma all’aspetto fisico e si abbandona al piacere. Invece chi è stato iniziato alla vera contemplazione prova un’emozione intensa: l’anima “rabbrividisce”, si scalda e si riattivano le “ali” che aveva perduto cadendo nel corpo. L’amore è descritto come un “fiume di desiderio” che invade l’anima, la fa soffrire e gioire insieme. In presenza dell’amato l’anima si nutre, si solleva e prova felicità; quando è lontana, soffre, è inquieta e non trova pace. L’innamoramento è quindi una forma di “divina follia”: ...

Il mito di Theuth

Il mito di Theuth tratta da un dialogo, il Fedro, racconta di  Theuth, inventore dell’alfabeto, presenta la sua scoperta al re Thamus sostenendo che essa renderà gli uomini più sapienti e migliorerà la memoria. Ma il re risponde in modo opposto: la scrittura non rafforzerà la memoria, bensì la indebolirà, perché gli uomini si affideranno ai segni esterni invece di esercitare il ricordo interiore. Essa non è una “medicina per la memoria”, ma solo uno strumento per richiamare alla mente ciò che è già scritto. Inoltre, la scrittura dà solo un’apparenza di sapienza: chi legge molte cose senza un vero insegnamento crederà di sapere, ma in realtà non comprenderà davvero. Socrate aggiunge che il discorso scritto è come un dipinto : sembra vivo, ma se interrogato resta in silenzio. Non sa difendersi né adattarsi a chi lo ascolta. Il vero discorso, invece, è quello “vivente” , scritto nell’anima di chi apprende attraverso il dialogo : solo questo è capace di guidare alla verità. Platon...

Eros, un demone della duplice natura

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  Il Simposio di Platone , riporta il discorso di Socrate che riferisce l’insegnamento della sacerdotessa Diotima su Eros. Eros non è un dio bello e perfetto, ma un demone , cioè un essere intermedio tra dèi e uomini. La sua funzione è fare da mediatore: trasmette agli dèi le preghiere degli uomini e agli uomini i doni degli dèi. Quanto alla sua origine, Eros è figlio di Poro (l’Abbondanza, l’ingegno) e Penia (la Povertà). Da Penia eredita la mancanza, il bisogno, l’inquietudine e il non possedere ciò che desidera; da Poro eredita l’astuzia, l’intraprendenza e la tensione verso ciò che è bello e buono. Per questo Eros è una realtà duplice : non è né ricco né povero, né sapiente né ignorante, ma sta in mezzo. Proprio perché è mancanza e desiderio di ciò che non si possiede, Eros è anche filosofo : non è sapiente (come gli dèi), ma nemmeno del tutto ignorante. Si trova in una posizione intermedia e tende alla sapienza, cioè alla conoscenza del bello e del bene. L’amore, quindi, è ...